martedì 22 agosto 2017

Zuppa fredda di pomodoro con robiola di capra e pane all'aglio - LA PASSATA IMBELLETTATA

 

Il Calendario del Cibo Italiano, con il quale ho il piacere di collaborare, ha eletto il giorno 22 agosto 2017 Giornata Nazionale della Passata di Pomodoro.


Ecco il mio contributo.

Zuppa fredda di pomodoro con robiola di capra e pane all'aglio - LA PASSATA IMBELLETTATA

CATEGORIA: primo piatto o piatto unico.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Immaginate la scena: casa di campagna nel Monferrato, estate piena, un piccolo orto che regala chili e chili di pomodori che profumano l'aria alla sera, quando il sole tramonta e i grilli prendono a riempire l'aria ormai tiepida con il loro richiamo che è pace, che è sensualità senza malizia, che è introduzione alla notte, madre di tutti i sogni.
Poi un pergolato benignamente invaso da un folto glicine sul quale si arrampicano due gatti siamesi di città, (Billo e Metti per amore di cronaca) che, a contatto con libertà e natura, diventano tigri in miniatura, scatenando un istinto che nessuna ciotola piena di cibo e nessun comodo cuscino avrebbe mai potuto annichilire.
Sotto a quel glicine, due lunghi tavoli di legno realizzati da mio padre e suo fratello con gli alberi del bosco che, ormai vecchi e stanchi, lasciavano il posto a nuovi nati, in un naturale e stupefacente ciclo spontaneo.
Sui tavoli, il fornello portatile che ospitava il pentolone nel quale ribolliva la passata di pomodoro che preparavano la mia mamma e le mie zie, facendo lavorare a pieno regime l'utensile che separava la polpa dei pomodori dalle bucce.

L'odore caldo dei pomodori che cuocevano, gli schizzi rossi come lava zampillante da un vulcano che eruttava salsa mista ad amore, pace interiore, sospensione temporale, visioni che, anche se ancora non lo sapevo, si sarebbero radicate nella mia anima così in profondità da divenire irremovibili.

Credetemi, nella mia mente queste immagini sono vivide e palpitanti: io apprendevo secondo quel miracoloso e toccante processo che nasce dall'osservazione e dalla condivisione di gesti.

Oggi, quando preparo la passata di pomodoro, sia che finisca in barattoli e bottiglie, sia che la realizzi per consumarla al momento come condimento per un buon piatto di spaghetti o come zuppa fredda estiva, quei momenti esplodono nella mia mente e nel mio cuore. In quel piccolo lago rosso come solo i buoni sentimenti riescono ad essere, rivedo tutto e non riesco a trattenere la gioia...e nemmeno mi chiedo di farlo.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Per celebrare la Giornata Nazionale della Passata di Pomodoro assieme a Il Calendario del Cibo Italiano, ho deciso di realizzare un piatto semplice ma pieno di sapore nel quale si avvicendano dolcezza, sapidità, piacevole acidità e la carezza rassicurante del pane.

La passata di pomodoro fatta e consumata al momento, profumata di basilico, diventa una zuppa fredda che fa da base e accompagnamento al sapore robusto della robiola di capra innervata da un filo di miele. Le briciole di pane profumate di buon olio e aglio donano croccantezza e un sapore "casalingo" al quale non so rinunciare quando si parla di amorevoli ricordi.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per la passata di pomodoro:
1 Kg di pomodori Piccadilly
12 grosse foglie di basilico fresco
4 cucchiaini di olio extravergine di oliva
Miele di acacia q.b.
Sale q.b.
Pepe nero macinato al momento q.b.

Per le quenelle di robiola di capra:
140 grammi di robiola di capra fresca
2 cucchiaini di miele di acacia

Per le briciole di pane:
4 manciate scarse di mollica di pane bianco (per una ricetta senza glutine sostituire il pane tradizionale con un prodotto adeguato e certificato)
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio extravergine di oliva

Inoltre:
Alcune piccolissime foglie di basilico fresco per completare e decorare

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Taglio i pomodori in quattro parti e li sistemo all'interno di una capace pentola d'acciaio con fondo spesso. Unisco poco sale, chiudo con un coperchio e cuocio a fiamma medio - bassa fino a quando i pomodori sono morbidissimi e la buccia si stacca dalla polpa.

giovedì 17 agosto 2017

Gnocchi di piselli e menta con bottarga di muggine - GNOCCHELLI


CATEGORIA: primo piatto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Ci sono cibi che, in quelle giornate che fanno della tempesta emotiva il filo conduttore, sanno calmare le inquietudini anche solo pronunciandone il nome.
Gli gnocchi sono una cura commestibile dal potere taumaturgico e onnicomprensivo, un po' come quegli intrugli che i falsi medici vendevano nei villaggi del vecchio West, solo che gli gnocchi funzionano davvero! Sono delicati, morbidi al punto da sciogliersi in bocca, dolci e lievi, come fossero fatti della stessa materia delle nuvole e come queste possono assumere infinite forme che si traducono in varianti di sapore, giocando con le materie prime utilizzate.

Fare gli gnocchi, inoltre, è piacevole, rilassante e aiuta a costruire la propria tradizione culinaria, quella che nasce da ciò che abbiamo imparato dalle persone amate e che elaboriamo, facendolo nostro.

Quindi mi chiedo: gnocchi...davvero solo il giovedì?

Ecco quindi un bel piatto di gnocchi dal sottofondo dolce rinfrescato dalla menta e da un tocco di limone e contrastato dalla divina sapidità della bottarga di muggine e dalla pungente aromaticità dell'erba cipollina. Un po' di buon olio extravergine, una macinata di pepe profumato e il gioco si è praticamente fatto da sé.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con VALFRUTTA - CONSERVE ITALIA SOC. COOP. AGRICOLA con sede a San Lazzaro di Saveno - Bologna (vai al sito), che aderisce al progetto QUIDANOI (vai al sito).

Per realizzare questa ricetta ho utilizzato i piselli piccoli lavorati freschi, cotti al vapore e coltivati in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Le materie prime con le quali Valfrutta realizza i suoi prodotti sono coltivate in Italia da 14.000 soci agricoltori riuniti in 51 cooperative, rispettano la stagionalità e sono controllati dalla semina alla lavorazione.
La gamma dei prodotti è ampia: conserve di frutta, legumi e verdura, prodotti pronti cotti al vapore, succhi, bevande, polpe di frutta, legumi e cereali secchi, anche con certificazione biologica.

È Valfrutta stessa a raccontare la propria storia sul sito web: "La nostra storia comincia nel 1966 come progetto di valorizzazione sociale e culturale a sostegno dell’attività agricola: tre cooperative ortofrutticole emiliano-romagnole costituiscono CALPO, il consorzio Cooperative Associate Lavorazione Prodotti Ortofrutticoli,
E' il 1972: nasce il logo Valfrutta e il consorzio si dota della struttura industriale per trasformare direttamente la frutta delle cooperative socie negli stabilimenti di Cotignola e Barbiano in provincia di Ravenna. Negli anni seguenti, poi, si sviluppa rapidamente sia come capacità produttiva che come gamma di prodotti, dando il benvenuto a nuove cooperative nella compagine sociale.
E’ il 1976: nasce Conserve Italia, polo commerciale nazionale per i prodotti della CALPO e di altre 14 cooperative italiane di trasformazione operanti nei settori della frutta, dei vegetali e del pomodoro. Tra il 1978 e il 1980 il progetto Conserve Italia diventa una realtà a tutti gli effetti, ponendo le basi per la sua crescita nazionale e internazionale.
La sede di Valfrutta viene spostata a Bologna, e mentre la compagine sociale accoglie progressivamente nuove cooperative, vengono introdotti degli standard comuni sulle metodologie di coltivazione, sugli impianti di produzione, sui sistemi di gestione e controllo qualità. E’ in questo periodo che assistiamo al lancio del brand ed alla costruzione dell'identità aziendale con ingenti investimenti pubblicitari sul marchio.
Nel 1987 viene creato il celebre payoff "La natura di prima mano", per comunicare i valori cardine di Valfrutta di ieri e di oggi: naturalità, genuinità e tradizione.
E’ nel corso degli anni '90 che prendono piede una serie di attività di riposizionamento coerente con il brand: le persone, le cooperative e gli stabilimenti Valfrutta insieme formano un complesso agricolo e industriale senza pari, in Italia e in Europa.
Dopo cinquant'anni, Valfrutta continua ad affermare la propria leadership offrendo prodotti di alta qualità e ad alto contenuto di servizio, sfruttando risorse energetiche interamente rinnovabili, e lanciando nuovi elementi sul mercato con contenuti di innovazione per tipologia, formato e packaging.
La sua base e i suoi valori fondanti rimangono invece immutati ancora oggi: il rispetto delle persone, della terra su cui lavoriamo e dei frutti che ogni giorno ci offre.
Crediamo nel felice incontro tra la passione umana e i mezzi della tecnologia: una filosofia che è frutto dell’unione tra la tradizione e la missione di una marca europea, al passo coi tempi."

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per gli gnocchi:
  • 560 grammi di piselli piccoli cotti al vapore VALFRUTTA (peso sgocciolato)
  • 24 foglioline di menta fresca + alcune per la decorazione dei piatti
  • 8 cucchiai circa di farina 00 + un po' per formare gli gnocchi
  • Poca scorza di limone non trattato grattugiata al momento
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

Per condire:
  • Bottarga di muggine q.b.
  • Alcuni steli di erba cipollina fresca
  • Olio extravergine d'oliva q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Scolo i piselli dal liquido di conservazione e li sciacquo sotto acqua corrente per poi scolarli nuovamente e stenderli su un canovaccio pulito per lasciarli asciugare (io utilizzo un canovaccio di cotone bianco che lavo e igienizzo facendolo bollire per alcuni minuti in acqua addizionata con bicarbonato di sodio in modo che i cibi non assorbano eventuali profumi o residui di detersivi e ammorbidenti).

domenica 13 agosto 2017

Patate viola ripiene di crescenza di capra, miele di flora alpina, nocciola Piemonte - ROCCE DI LUNA


Il Calendario del Cibo Italiano, con il quale ho il piacere di collaborare, ha eletto il giorno 13 agosto 2017 Giornata Nazionale delle Verdure Ripiene.


Ecco il mio contributo.

Patate viola ripiene di crescenza di capra, miele di flora alpina, nocciola Piemonte - ROCCE DI LUNA

CATEGORIA: antipasto.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Le patate viola sono incredibilmente affascinanti: lessate, poi sbucciate e lucidate con un filo di burro fuso, sembrano rocce iridescenti sulla cui superficie si specchia la luna. Quella luna che illumina le notti di montagna, pervase da una brezza che origina in luoghi che sembrano esistere solo nei sogni. Montagna che dà vita a un miele profumato di prati estivi e a formaggi di capra pieni e saporiti. Montagna che degrada verso la collina, quel territorio nel quale crescono rigogliosi i nocciòli, alberi generosi che regalano un frutto dalle peculiarità uniche: la Nocciola Piemonte.

Per celebrare la Giornata Nazionale delle Verdure Ripiene, ho pensato a un antipasto semplice che porta in sé il giocoso brivido della sorpresa: perché "ripieno" significa anche questo...attesa, approccio, scoperta. Ogni piatto, se dentro si mettono amore e dedizione, anche il più basilare, può regalare un momento felice. Rompere un guscio, guardare, annusare, poi assaggiare e riconoscere. Serve davvero molto altro per vivere un'emozione?

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
12 piccole patate viola di circa 45 grammi ciascuna
120 grammi di crescenza di capra
45 grammi di Nocciole Piemonte tostate, private del guscio e della pellicina interna
4 cucchiaini colmi di miele di flora alpina
Alcuni aghi di rosmarino
Latte intero fresco di montagna q.b.
Burro fresco di montagna q.b.
Sale se necessario q.b.
Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Spazzolo le patate sotto un getto d'acqua fredda corrente per eliminare ogni residuo di terra.

venerdì 11 agosto 2017

Ghiaccioli al pomodoro con miele di tarassaco e cannella - GHIACCIORO


Il Calendario del Cibo Italiano, con il quale ho il piacere di collaborare, ha eletto il giorno 11 agosto 2017 Giornata Nazionale del Ghiacciolo.


Ecco il mio contributo.

Ghiaccioli al pomodoro con miele di tarassaco e cannella - GHIACCIORO

CATEGORIA: dolce.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Li si fa una volta in casa ed è finita: si diventa automaticamente soci onorari del club maniaci dei ghiaccioli fatti in casa.
Sì, perché il primo esperimento è solo l'inizio di una lunga serie di ghiaccioli fatti in casa che si ha voglia di provare, indipendentemente dall'essere amanti dei sapori classici o inguaribili curiosoni riguardo accostamenti insoliti di sapore e ingredienti.

Semplicissimi da realizzare, sani, golosi, capaci di celebrare i fulgidi colori dei frutti (e, perché no, delle verdure) che il nostro territorio ci regala, i ghiaccioli fatti in casa sono gioia pura al di sotto dello zero termico.

Per realizzare i ghiaccioli non sono necessari strumenti sofisticati: sono sufficienti quelli che si hanno solitamente a disposizione in cucina, materie prime di qualità e tanta voglia di sperimentare.

I ghiaccioli al pomodoro che ho realizzato hanno un sapore molto particolare che fonde la naturale dolcezza dei pomodorini Datterini, il gusto straordinario del miele di tarassaco, dolce, deciso, mai stucchevole e quello consolatorio della cannella, che riporta inevitabilmente alle profumatissime torte di mele fatte in casa. In bocca, oltre alla freschezza, lasciano un persistente sapore che personalmente trovo molto piacevole.

Se questa ricetta vi incuriosisce, provatela: io intanto vi aspetto al club...

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 6 MINI GHIACCIOLI
250 grammi di pomodorini Datterini maturi e sanissimi
40 grammi di miele di tarassaco
1/2 cucchiaino di cannella in polvere

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Se necessario, riscaldo delicatamente il miele a bagno maria per renderlo fluido.

mercoledì 9 agosto 2017

Pesche nettarine al rosmarino e prosciutto di Parma croccante - ESTATESTASI

 

Il Calendario del Cibo Italiano, con il quale ho il piacere di collaborare, ha eletto il 9 agosto 2017 Giornata Nazionale delle Pesche

Ecco il mio contributo.

Pesche nettarine al rosmarino e prosciutto di Parma croccante - ESTATESTASI

CATEGORIA: antipasto o piatto unico.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Sono sempre stata attratta dalla frutta (della quale sono ghiotta) accostata ai cibi salati.
I contrasti mi piacciono, nel cibo come nelle persone: se alla base ci sono sincerità e spontaneità, insegnano ad andare oltre il bisogno di classificare chi abbiamo di fronte, accettando serenamente che nella stessa persona possano convivere aspetti di solito considerati contraddittori, in realtà testimoni di una personalità ricca e piacevolmente complessa che non annoia mai.

Ricordo che quando ero piccola, pranzai con la mia famiglia in una trattoria in quella Val Cerrina alla quale resterò sempre legata. Assaggiai un delizioso salame accompagnato da un dolcissimo ananas. Allora, al mio palato giovane, sembrò un connubio stupefacente: una porta che conduceva a un cammino di curiosità. Oggi non sembra un piatto così "strano", ma la sensazione che provai molto tempo fa è ancora viva nella mia mente e mette un po' di sé in ogni ricetta che realizzo accostando la dolcezza della frutta a note sapide.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Nemmeno questo è un piatto troppo particolare e ricercato e non è certo l'invenzione del secolo, ma la sua capacità di stimolare i miei ricordi e parlare di me mi fa desiderare di condividerlo con voi.

Dolcissime pesche nettarine assumono il profumo e il sapore silvestre del rosmarino e, con la loro morbida umidità, contrastano la croccantezza e la sapidità del prosciutto crudo di Parma.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
140 grammi di prosciutto crudo di Parma
60 grammi circa di pane di semola tagliato in piccole e sottili fette (per una ricetta senza glutine sostituire il pane con un prodotto equivalente certificato)
4 pesche nettarine mature ma non molli
4 cucchiaini di succo di lime fresco
2 rametti di rosmarino fresco + alcuni aghi per decorare
4 cucchiaini di olio extravergine d'oliva
Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Taglio le pesche nettarine a metà, elimino il nòcciolo e riduco la polpa in fette sottilissime che dispongo sul fondo di una pirofila senza sovrapporle.

Pennello i frutti con l'olio extravergine di oliva, condisco con il succo di lime e una macinata di pepe e unisco il rosmarino sfogliato, finemente tritato, ditribuendolo uniformemente sulle pesche nettarine. Copro con pellicola da cucina e lascio marinare in frigorifero per 1 ora.

Trascorso il tempo di marinatura, estraggo le pesche nettarine dal frigorifero e le lascio a temperatura ambiente affinché non siano troppo fredde al momento di servire il piatto.

Arrovento una padella antiaderente e vi tosto prima le fettine di pane, poi il prosciutto strappato in straccetti per circa un minuto, rivoltandolo dopo 30 secondi. Deve abbrustolirsi leggermente e diventare croccante.

Lo trasferisco su una griglia per dolci e lo lascio raffreddare.

Dispongo le pesche nei piatti individuali creando volume, aggiungo gli straccetti di prosciutto crudo di Parma croccanti e il pane tostato, decoro con alcuni aghi di rosmarino e servo.


I PRESENTI E GLI ASSENTI: principali allergie e intolleranze alimentari
Crostacei e prodotti a base di crostacei: NO
Uova e prodotti a base di uova: NO
Pesce e prodotti a base di pesce: NO
Arachidi e prodotti a base di arachidi: NO
Cereali contenenti glutine e prodotti derivati: SI (per una ricetta senza glutine sostituire il pane con un prodotto equivalente certificato)
Soia e prodotti a base di soia: NO
Latte e prodotti a base di latte (compreso il lattosio): NO
Frutta con guscio e prodotti derivati: NO
Sedano e prodotti a base di sedano: NO
Senape e prodotti a base di senape: NO
Semi di sesamo e derivati: NO
Lupino e prodotti derivati: NO
Molluschi e prodotti derivati: NO
Patate e prodotti derivati: NO




martedì 8 agosto 2017

Pappa al pomodoro cruda con mozzarella e acciughe - GIAN BURRASCA HA CALDO


Pappa al pomodoro cruda con mozzarella e acciughe - GIAN BURRASCA HA CALDO

CATEGORIA: piatto unico

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
A volte è nella semplicità che si nascondono i sapori più genuini, quelli nati dalla necessità di sfruttare al meglio poche materie prime disponibili e di combattere gli sprechi alimentari. Queste pratiche, in passato e presso molte famiglie, erano ardimentosa e virtuosa ricerca di soluzioni finalizzate a far quadrare i conti e a ottimizzare tutto ciò che si aveva a disposizione. Da tali stratagemmi sono nati molti piatti cosiddetti poveri e contadini, entrati a far parte della tradizione italiana, tanto densi di contenuti storici da radicarsi profondamente e caricarsi della capacità di identificare terre e genti. La Pappa al Pomodoro, celebre preparazione toscana a base di pane senza sale, pomodoro, olio extravergine d'oliva e odori, è senza dubbio uno di questi. Resa famosa dal romanzo Il Giornalino di Gian Burrasca di Vamba e tradotta in note da Rita Pavone, la pappa al pomodoro è, nella sua essenzialità, un piatto buonissimo.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Ho realizzato una versione personale cruda della Pappa al Pomodoro, mossa dal bisogno di stare alla larga da ogni genere di fonte di calore in una giornata torrida. Ho arricchito la preparazione base con il tocco (irrinunciabile per una piemontese) delle acciughe e con la delicata carezza della mozzarella fiordilatte.

Ecco la ricetta di un piatto semplice e molto saporito che voglio assolutamente replicare...

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE
140 grammi di pomodori perini maturi
90 grammi di mozzarella fiordilatte
40 grammi di pane integrale raffermo senza sale
4 filetti di acciuga in olio extravergine di oliva di alta qualità
3 foglioline di basilico fresco + alcune per decorare
2 foglioline di menta fresca
Alcuni capperi sottaceto
1 cucchiaio scarso di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento
1/2 spicchio d'aglio sbucciato e privato del germe interno
1 cucchiaio di aceto di mele
1 cucchiaino di olio extravergine di oliva + un po' per rifinire il piatto
1/2 scalogno piccolo
1/2 cucchiaino di paprika dolce in polvere + un po' per rifinire il piatto
Brodo vegetale non salato, preferibilmente fatto in casa q.b.
Sale q.b.
Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Spezzo grossolanamente il pane e lo metto in una capace ciotola.

lunedì 7 agosto 2017

Gnocchetti alla birra con ragù crudo di pesche e salame e riduzione di birra e miele - BIRRETTI


CATEGORIA: primo piatto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
La birra, specie quella dal sapore intenso, dolce e pieno, mi fa pensare al mio papà.
Non è mai stato un bevitore nel senso stretto del termine, ma la sua birretta assieme alla pizza l'ha sempre ordinata e lo fa ancora oggi.
Mio padre ama le birre dal gusto e dai profumi profondi e decisi, le stesse che prediligo io (ereditarietà o dolce emulazione di un modello?), quindi ricevere il prodotto che ho utilizzato per preparare questa ricetta mi ha regalato un moto di gioia...tu guarda a volte le combinazioni (ma esistono davvero?).

Oggi la birra artigianale sta conoscendo un periodo di grande diffusione e successo. Quasi non si contano gli eventi dedicati a questi prodotti riguardati da una varietà impressionante di tipologie e sfumature.

La birra è un prezioso ingrediente da utilizzare in cucina: oltre ai piatti più classici a base di carne (primo tra tutti lo stinco alla birra), con questa materia prima, a patto di abbinarla armonicamente con gli altri ingredienti, si possono preparare panificati, torte, dolci (ormai celebre è il birramisù), salse...

Io ho scelto di usarla per preparare questo primo piatto dal gusto intenso che oscilla tra note tostate, dolci, sapide e aromatiche.
Ho trovato l'insieme armonico e piacevole, di quel piacere che era già iniziato preparando gli gnocchetti a mano: perché la pasta in casa potrei farla milioni di volte, ma sa sempre parlarmi di calore, felicità e magia...

Ho realizzato questo piatto in collaborazione con il Birrificio Valsusa con sede ad Avigliana (TO), produttore delle birre LAVAL (vai al sito), che partecipa al progetto QUIDANOI (vai al sito).

Le birre artigianali LAVAL non sono pastorizzate, sono prive di conservanti e realizzate a partire da ingredienti accuratamente selezionati, di prima scelta.

È possibile spaziare tra Speziale Pale Ale, M97 Imperial Stout, Nat_Ale Barley Wine, Barny Golden Ale, Otus Strong Ale, Siberian Strong Pale Ale, Edwige Blanche, Tyto Belgian Ale, Alba Belgian Ale.

Io ho usato la OTUS che, sin dall'etichetta, mi ha portato nella dimensione oscura, meditativa e per me incredibilmente stimolante della natura immersa nella notte.


Asio Otus è il nome scientifico del gufo comune, definito, sull'etichetta del prodotto, un tipo particolarmente solitario. Io Otus un po' lo capisco: per godere fino in fondo della bellezza della notte, per scrutarla in silenzio con grandi occhi gialli bisogna essere soli con se stessi, senza paura di entrare in profondità nelle proprie sensazioni.

La birra Otus è ispirata alle Strong Ale britanniche. Ha un colore ambrato scuro, un tasso alcolico pari a 6,2% e al palato regala sapore tendenzialmente dolce di malto ed esteri fruttati con accenti di frutta secca e caramello; l'aroma del luppolo è presente ma non predominante. Come lo stesso produttore attesta, Otus è una birra che si presta all'invecchiamento, ottima con carne, formaggi, salumi e crostate di frutta.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per gli gnocchetti:
  • 280 grammi circa di birra OTUS LAVAL
  • 200 grammi di farina di segale fine
  • 200 grammi di farina 00
  • 3 cucchiaini di olio extravergine di oliva
  • Una presa di sale

Per il ragù crudo:
  • 80 grammi di salame non troppo stagionato
  • 2 pesche gialle mature
  • Alcuni rametti di rosmarino fresco + 4 ciuffetti per decorare
  • 4 grossi steli di erba cipollina fresca + 4 per decorare
  • Sale se necessario q.b.

Per la riduzione di birra al miele:
  • 520 grammi di birra OTUS LAVAL
  • 4 cucchiaini colmi di miele di tarassaco

Per rifinire il piatto:
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Setaccio le farine, le mescolo tra loro e le utilizzo per formare la classica fontana con un largo cratere al centro sulla spianatoia.
Nel cratere metto il sale e l'olio e la birra. Con una forchetta mescolo il contenuto del cratere iniziando a incorporare le farine poco alla volta.

mercoledì 2 agosto 2017

INSALATE DI RISO, PASTA & C. - NUOVO E-BOOK GRATUITO



INSALATE DI RISO, PASTA & C. - Nuovo E-book gratuito di ricette e cultura

È online il nuovo e-book gratuito di LIBRICETTE.eu.

L’insalata di riso, pasta o altre materie prime che possiamo utilizzare in luogo di quelle “classiche”, è uno dei piatti più discussi. Alcuni la amano e non concepiscono l’estate senza la sua presenza a tavola. Altri la odiano o snobbano perché la considerano superata o kitsch.

Chi ha ragione? Secondo noi di LIBRICETTE.eu ha ragione chi la fa bene e ve lo dimostriamo con questa nuova pubblicazione gratuita.

L’insalata di riso, pasta & C. ha i suoi indiscutibili punti di forza. È pratica, fresca, facilmente trasportabile, conservabile e godibile fuori casa e, caricandosi di una valenza preziosissima, non pone limiti alla fantasia, a patto che questa sia guidata dal buon gusto.

In questo nuovo E-book troverete, come di consueto, articoli di approfondimento per realizzare insalate equilibrate, buone e belle da vedere e un po’ di storia. Che le prepariate “ex novo” o che siano piatti destinati a recuperare o riciclare ciò che avete a disposizione in frigorifero o in dispensa, con l’aiuto di alcune semplici regole, vi divertirete a dare vita a piatti sempre diversi e inconsueti.

L’opera è stata realizzata con il supporto di IdeeGreen.it, LEGÙ by ITineri – NUOVI PERCORSI ALIMENTARI e VOV102 – NUTRIRE LE COMUNITÀ.

Oltre a me, hanno partecipato alla stesura dell’e-book gli autori Monica Benedetto e Nicolò del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Anna Giudice e Giovanna Lombardi del blog CUOCHE CLANDESTINE, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLE, Maria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG che ha ideato l’opera.

Per scaricare gratuitamente l’E-book cliccate QUI.

A presto con le novità del blog SLELLY e di LIBRICETTE.eu!

lunedì 31 luglio 2017

LA PRIMA OSTERIA VERGNANO AL MONDO è a Trofarello


LA PRIMA OSTERIA VERGNANO AL MONDO è a Trofarello.

LIBRICETTE.eu, la prima libreria online dedicata agli e-book di cucina, fondata dalla torinese Paola Uberti, è anche un sito che si occupa di eccellenze enogastronomiche italiane.

Paola Uberti riporta in un piccolo e-book gratuito la sua esperienza di degustazione del menù estivo 2017 dell’Osteria di Caffè Vergnano 1882 di Trofarello.

Fondata da Matteo e attigua alla Caffetteria Vergnano dello stesso proprietario, l’Osteria Vergnano di Trofarello è un progetto pilota fondato su ricerca, passione, eccellenza, devozione al Cliente.

Materie prime di altissima qualità, fresche, di stagione, volte a esaltare il territorio piemontese, tra le quali presidi Slow Food e carni a marchio La Granda, pasta fresca rigorosamente fatta in casa, una carta dei vini eccellente: tutto concorre a creare un’esperienza che lascia nella mente e nell’anima una lunga eco di emozioni.

L’OSTERIA VERGNANO di Trofarello è esperienza nel senso più autentico del termine che coinvolge i cinque sensi (con ottimi spunti anche per chi possiede il “sesto”).

I piatti sono assenza di sovrastrutture ed elementi ridondanti, in un dialogo diretto, schietto e sincero con il Cliente. C’è senso di freschezza e leggerezza anche dove sono sapori intensi e tecniche ricercate. C’è voglia di crescere attraverso le sensazioni provate da chi si siede a tavola.

Nell’osteria e nella caffetteria, oltre a Matteo, sono Giulia, Valentina e Massimiliano a regalare ai Clienti esperienza, competenza e un rispettoso calore umano che, in un ambiente raffinato, elegante e giovane, si sentono a casa. In cucina lavorano Debora Cucco e Stefano Mancinelli, giovani chef che studiano, progettano, sperimentano, consolidano, regalano vere emozioni commestibili.

Per conoscere il menu estivo 2017 de L’OSTERIA VERGNANO DI TROFARELLO scaricate l’e-book gratuito CLICCATE QUI.

Presto un nuovo e freschissimo e-book da LIBRICETTE.eu...restate connessi!




Ricettario PIACERE PIEMONTE



È arrivato il ricettario di Piacere Piemonte che contiene due mie ricette.

La pubblicazione, stampata in 2000 copie e disponibile sul sito piacerepiemonte.it, è coordinata da SAP s.r.l. e supervisionata da Gest-Cooper Società Agricola Cooperativa. È una piccola guida alle tradizioni culinarie piemontesi che promuove la produzione di cibi buoni e sani.

Nel ricettario troverete anche ricette di Maria Antonietta Grassi e gli utili approfondimenti di Anastasia Anysecret

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giovedì 27 luglio 2017

Torta di riso nero all'olio e lavanda con albicocche e nocciole - DI NERO E ORO


CATEGORIA: dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Olio, che è poesia solare decantata sulle note di una musica prodotta dal vento che suona uno strumento unico, l'ulivo, passando tra le foglie, avvolgendosi attorno ai rami nodosi, accarezzando i frutti che attendono di esser pronti a regalare all'uomo una delle più grandi risorse che legano cucina, salute, storia, umanità.

Poi riso, traduzione commestibile della fascinazione di un nero che dichiara di essere lontano dal concetto di non colore e assenza di luce, e che mi conduce nella dimensione in cui il mio inconscio porta a maturazione i suoi frutti: i sogni.

E ancora lavanda, fiore che non con petali dalle forme opulente, ma con piccoli ovali profumatissimi che dimostra come, a volte, la bellezza, origini inevitabilmente dalla solidarietà collettiva: osservate un singolo fiore, poi un cespuglio, poi un intero campo di lavanda: quel viola incredibile che sazia gli occhi lasciando la mente e lo spirito privi della capacità di gerar parola, nasce dall'insieme.

Quindi miele, dono fatto di istinto, vita, quotidianità delle api. Fluido o cristallizzato, mono o multi florale, dolcissimo o amarognolo, perché l'amore ha mille forme, mille colori, mille declinazioni.

Dunque altri due figli d'albero: le albicocche e le nocciole, fresca e vellutata nel sapore e nella forma la prima, profumata, oleosa, secca la seconda, ognuna con una canzone da cantare che parla della potenza stupefacente di radici, tronchi, rami, foglie.

Cibo è entrare nelle cose, sentire e lasciare che i risultati emergano spontaneamente, facendosi parole: io lo vivo così. L'analisi non la voglio lasciare entrare. Voglio la forza delle emozioni pure.

Questo dolce, particolare nel sapore, è molto semplice da realizzare e vi permetterà di deliziare e divertire i vostri ospiti.
La torta di riso nero porta in sé il colore e l'aromaticità del cereale, accompagnati dal profumo e dal gusto elegante della lavanda. La tartare di albicocche, condita con miele e un goccia di olio, bilancerà con la sua freschezza e con la piacevole nota acida del limone, mentre le nocciole tostate daranno la parte croccante caratterizzando l'insieme con il loro gusto raffinato.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con LA GOCCIA D'ORO s.c.a., azienda produttrice di olio extravergine di oliva con sede a Menfi - AG (vai al sito) che aderisce al progetto QUIDANOI (vai al sito).

L'olio che ho usato è VAL DI MAZARA DOP, ottenuto da olive di qualità superiore, esclusivamente con procedimenti meccanici. Si tratta di un olio ricavato dalle cultivar Nocellara (60%), Cerasuola (20%) e Biancolilla (20%), raccolte con brucatura manuale e molite il giorno stesso.
Gli uliveti si trovano a Menfi (AG) e Castelvetrano (TP), tra i 50 e i 200 metri sopra il livello del mare. Le olive sono raccolte dal 10 al 31 ottobre. Come indica il produttore, questo olio è delizioso sul pane caldo o tiepido, perfetto per arricchire i piatti della tradizione, sorprendente se utilizzato nei dolci, tra i quali il gelato alla vaniglia.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 6 PERSONE

Per la torta:
  • 150 grammi di riso nero
  • 10 grammi di olio extravergine di oliva VAL DI MAZARA DOP - LA GOCCIA D'ORO
  • 3 cucchiai di miele di ciliegio o, in mancanza, miele millefiori primaverile oppure un miele di castagno o tiglio molto soft
  • 2 uova medie
  • 3 piccoli fiori di lavanda 
Per la tartare di albicocche:
  • 200 grammi di albicocche mature ma non molli
  • 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva VAL DI MAZARA DOP - LA GOCCIA D'ORO
  • Succo di limone q.b.
  • Scorza di limone grattugiata al momento q.b.
  • Miele di ciliegio o, in mancanza, miele millefiori primaverile oppure miele di castagno o tiglio molto soft
Inoltre:
  • 16 nocciole private di guscio e buccia e tostate
  • 6 piccoli fiori di lavanda per decorare
  • 1 albicocca per decorare
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Riscaldo il forno a 200°C in modalità ventilata.

Inserisco il riso nero nel robot da cucina dotato di lame e frullo a lungo, ma a intermittenza, fino a quando il cereale sarà ridotto in farina (è necessario che le lame siano ben affilate).



venerdì 14 luglio 2017

Paté di grissini allo zafferano con pistacchi pralinati, pomodorini, menta - GRISSINGER FOOD


CATEGORIA: finger food

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
A casa mia è meglio non comprarli, perché se entrano dalla porta, prima che sia ora di servirli a tavola, i grissini sono oggetto di decimazione. È più forte di me.

Sarà che nei grissini c'è la tradizione piemontese, sarà che, anche se credo di non pensarci, mi ricordano quando, piccolina, li mangiavo bagnandoli nel the e succhiando il liquido attraverso essi in puro stile "Sono una bambina creativa, lasciatemi fare!", sarà ciò che deve essere, ma io li amo di un amore profondo, in tutte le loro forme.

Ricordo quelli che compravano mia madre e mio padre in una panetteria di Casalborgone (che ho scoperto recentemente non esistere più, con mio grande dispiacere), sulla strada per la casa di campagna della mia famiglia. Li impacchettavano caldi di forno: erano grandi, croccanti fuori e morbidi dentro: un delirio di bontà.
Molto simili erano i grissini che una cliente della mia mamma le portava da Santena: anche quelli artigianali, "ciccioni", profumati e dal cuore morbido.
Oggi la mia croce e delizia in forma di panificato ha la sua casa in Valle Sauglio, dove è prodotta da una panetteria storica che attrae clienti anche da lontano.

Insomma, pare proprio che i grissini siano legati a doppio filo alla mia vita e che mi seguano lungo percorsi e spostamenti. Ben venga: della loro artigianale bontà non mi stancherò mai.

Sorvolo su quanto sia stato difficile serbare una parte dei grissini che mi sono stati consegnati, destinandola alla realizzazione di questa ricetta. Non vi parlerò nemmeno della mia espressione da lupo mannaro a digiuno da dieci pleniluni mentre preparavo il piatto perché rischierei di trascendere.

Passiamo quindi direttamente alla descrizione di questo finger food che vi porterà via poco tempo per la realizzazione e che sono certa incuriosirà il vostro palato.
Si tratta di un "paté" di grissini realizzato con un brodo di scalogno, coriandolo e pepe nero nel quale ho stemperato un ottimo zafferano.
I pistacchi salati pralinati danno un tocco croccante che bilancia la sapidità del paté mentre il filetto di pomodorino e la menta rinfrescano il tutto.
A me è piaciuto molto. Che dite: ci provate?

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con TERRAMIA Cooperativa Sociale Onlus (vai al sito) che aderisce al progetto QUIDANOI (vai al sito).


"Siamo un’impresa cooperativa per la rigenerazione sociale e l’accompagnamento personale nelle situazioni problematiche della vita. Siamo nati come cooperativa nel 1984 dal lavoro di comunità sul territorio di Torino." Questo è TERRAMIA, realtà che fonde attività sociale e produzioni, anche con certificazione biologica, appartenenti alle categorie orticole, fiori, frutta, piante officinali, cereali, cosmesi, trasformati, artigianato, miele e uova e sperimentali. Attraverso la prevenzione e servizi di sostegno, TERRAMIA opera, anche con i minori, in ambiti quali consulenza psicologica, disturbi alimentari, disturbi dell'apprendimento, salute mentale, laboratori scolastici, formazione professionale, cultura del benessere per una società sostenibile, comunicazione digitale, videoterapia.

Per realizzare questa ricetta ho usato i grissini all'olio prodotti a Dogliani (CN).

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 12 FINGER FOOD

  • 200 ml di acqua minerale naturale fredda
  • 45 grammi di grissini all'olio TERRAMIA
  • 12 pistacchi tostati salati
  • 3 grani di pepe nero
  • 4 semi di coriandolo
  • 2 foglie di menta fresca
  • Un pezzo di scalogno di circa 5 grammi
  • 1 pomodorino piccadilly
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 1/3 di bustina di zafferano in polvere
  • Olio extravergine d'oliva q.b.
  • Sale se necessario q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Riscaldo una piccola padella antiaderente e vi tosto brevemente i grani di pepe e i semi di coriandolo avendo cura di non bruciarli.
Verso l'acqua in un pentolino, unisco lo scalogno tagliato a pezzetti e il pepe e il coriandolo frantumati grossolanamente.

martedì 11 luglio 2017

Schiacciata alla segale con Casciotta di Urbino, mele verdi e semi di zucca - SCHIASCIOTTA


CATEGORIA: piatto unico.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
La produzione casearia italiana è così ricca che per conoscere e gustare tutte le specialità che la caratterizzano occorrerebbero anni.

La Casciotta di Urbino D.O.P. è tra gli esponenti di tanta magnificenza. Fonti storiche collocano le sue prime apparizioni nel XV secolo. La sua diffusione si deve soprattutto ai Duchi di Montefeltro che ne sostennero la produzione. Si tratta di un formaggio grasso a pasta semi cotta di breve maturazione (20 - 30 giorni), regolato da un rigido disciplinare di produzione sul quale vigila il Consorzio di Tutela Casciotta d'Urbino D.O.P. È prodotto esclusivamente nella Provincia di Pesaro Urbino che, grazie alle particolari condizioni climatiche e alle caratteristiche del territorio, conferisce a questa eccellenza peculiarità uniche, unitamente alla tecnica di lavorazione.

Il nome Casciotta di Urbino, secondo alcune fonti, ha avuto origine da un errore di trascrizione di un impiegato ministeriale, ma si ipotizza anche derivi dalla forma antica della parola "cacio", ovvero "cascio".

La Casciotta di Urbino è realizzata a partire da latte di pecora per il 70 - 80% e da latte vaccino per il restante 20 - 30%. La pezzatura delle forme va da 800 a 1200 grammi, il colore della pasta, che è molle e friabile, è giallo paglierino e presenta piccole occhieggiature. Il sapore è delicato, dolce, con lieve acidità. La crosta è sottile ed è protetta da uno strato di cera che ha lo scopo di evitare la formazione di muffe che, tuttavia, sono distintive della genuinità del prodotto.

Quando è particolarmente fresca, la Casciotta di Urbino può essere consumata al naturale, accompagnata da robusto pane di montagna e insaccati tipici tra i quali spicca il Ciauscolo, oppure può essere utilizzata per mantecare i risotti e per realizzare salse e fondute. Quando è più matura si presta molto bene alla farcitura di pasta fresca.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con Trevalli Cooperlat (vai al sito cliccando QUI), con sede a Jesi (AN), che aderisce al progetto QUI DA NOI (vai al sito cliccando QUI).

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Un formaggio che trasuda storia e parla del lavoro di pastori e casari, mi fa pensare a farine robuste, grezze, saporite e profumate, a frutti semplici, a semi dal sapore minerale e legnoso e al miele, autentica benedizione che la natura ci ha riservato.

Per questo ho scelto di realizzare una ricetta molto semplice nella preparazione, nella struttura e nel sapore. Schietta, onesta, senza sovrastrutture, va dritta allo scopo: ricordare un pasto frugale consumato davanti a un camino alla fine di lunghe ore di lavoro, assemblando materie prime semplici ma deliziose, seguendo l'istinto e la naturale compensazione tra ingredienti e sapori.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE

  • 100 grammi di farina integrale
  • 100 grammi di farina di segale
  • 100 grammi di Casciotta di Urbino
  • 20 grammi di olio extravergine di oliva + un po' per rifinire
  • 15 grammi di semi di zucca decorticati
  • 1 cucchiaino di miele di acacia
  • 1/2 mela Granny Smith
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio purissimo
  • Il succo di mezzo limone
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

Risotto con erbe aromatiche, porri e violette eduli - ERBOTTO


CATEGORIA: primo piatto.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Erbe aromatiche ed è subito primavera. Quando iniziano a comparire nei vivai, piccole, verdissime, con foglie, steli o aghi teneri, accendono il desiderio di piatti dai sapori capaci di celebrare il passaggio stagionale. Quel periodo incredibilmente carico di magia, sfuggente. Le ultime verdure invernali incontrano per brevi e fugaci attimi i primi rappresentanti degli orti a primavera. Ed è bellissimo. Una naturale ibridazione che in cucina dà la possibilità di giocare e di imparare che nulla è scontato, tutto è in movimento, portando il concetto stesso di vita in un piatto.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con OPALBENGA (vai al sito cliccando QUI), con sede ad Albenga (SV), che aderisce al progetto QUI DA NOI (vai al sito cliccando QUI).

Nata nel 2008, la cooperativa inizialmente contava quattro membri che oggi sono diventati ventiquattro. 

Nel clima ideale della riviera ligure, i soci di OPALBENGA coltivano fiori ed erbe aromatiche che vantano certificazioni quali EurepGAP, MPS e si collocano nella categoria del biologico.

Timo, menta, melissa, basilico, origano, rosmarino, salvia, santoreggia, coriandolo...l'elenco di piante aromatiche disponibili presso OPALBENGA è lungo (per fare un esempio potrete scegliere tra dieci varietà di timo, tra le quali quello che profuma di arancia) e capace di stimolare la creatività in cucina. Sì, perché gli aromi come spesso sono definiti, vanno ben oltre il ruolo di accessori perchè "tanto uno vale l'altro"...

Ogni pianta aromatica ha un profumo, un aspetto e un carattere che sono unici. Fate una prova: preparate una semplicissima insalata di patate e dividetela in due parti. Alla prima unite del prezzemolo, alla seconda del coriandolo (che si somigliano molto nell'aspetto). L'armonia d'insieme e le sensazioni percepite dal naso e dal palato saranno completamente diverse.

Basta un piatto basilare e semplice per dimostrare che le erbe aromatiche hanno tutto il diritto di essere protagoniste in cucina, a patto di riservare loro le dovute cure e attenzioni, anche quando si prepara un mazzetto guarnito che deve essere equilibrato in modo che le erbe caratterizzate da profumo e sapore più forti non coprano le altre.

Siate alchimisti, quindi. E divertitevi in cucina con questi straordinari doni della natura.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Questo piatto non è un risotto "alle erbe", ma un risotto che le erbe aromatiche le porta nel cuore perché cotto in un'infusione di erbe miste e completato con erba cipollina fresca che accompagna la parte verde dei porri (perché in cucina non si spreca nulla).

Un filo di olio, una macinata di pepe e il sapore follemente delizioso delle violette eduli rifiniscono un piatto che sposa il concetto di semplicità che sa sorprendere.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE
  • 160 grammi di riso carnaroli
  • Due generose manciate di erbe aromatiche miste (rosmarino, menta, origano, maggiorana, timo, salvia) 
  • 80 grammi di parte verde di porro
  • Alcuni steli di erba cipollina fresca
  • 2 cucchiai di aceto balsamico
  • Due cucchiai abbondanti di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento
  • Alcuni petali di violetta edule
  • Un pizzico di zucchero di canna
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Nel preparare il mix di erbe aromatiche presto attenzione a non esagerare con la quantità di rosmarino e menta per evitare di coprire il sapore degli altri elementi.

Rotolo dolce con Casciotta di Urbino, marmellata di agrumi e salsa di fragole - IL LATO DOLCE DELLA CASCIOTTA


CATEGORIA: dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Delicato, caratteristico, morbido, rotondo...insomma, un'esplosione di latte sapientemente trattato che allieta il palato e ingolosisce terribilmente: è il sapore della Casciotta di Urbino.

La Casciotta di Urbino D.O.P. è un'eccellenza dell'arte casearia italiana le cui prime apparizioni risalgono al XV secolo. La sua diffusione si deve soprattutto ai Duchi di Montefeltro che ne sostennero la produzione. Si tratta di un formaggio grasso a pasta semi cotta di breve maturazione (20 - 30 giorni), regolato da un rigido disciplinare di produzione sul quale vigila il Consorzio di Tutela Casciotta d'Urbino D.O.P. È prodotto esclusivamente nella Provincia di Pesaro Urbino che, grazie alle particolari condizioni climatiche e alle caratteristiche del territorio, conferisce a questa eccellenza peculiarità uniche, unitamente alla tecnica di lavorazione.

Il nome Casciotta di Urbino, secondo alcune fonti, ha avuto origine da un errore di trascrizione di un impiegato ministeriale, ma si ipotizza anche derivi dalla forma antica della parola "cacio", ovvero "cascio".

La Casciotta di Urbino è realizzata a partire da latte di pecora per il 70 - 80% e da latte vaccino per il restante 20 - 30%. La pezzatura delle forme va da 800 a 1200 grammi, il colore della pasta, che è molle e friabile, è giallo paglierino e presenta piccole occhieggiature. Il sapore è delicato, dolce, con lieve acidità. La crosta è sottile ed è protetta da uno strato di cera che ha lo scopo di evitare la formazione di muffe che, tuttavia, sono distintive della genuinità del prodotto.

Quando è particolarmente fresca, la Casciotta di Urbino può essere consumata al naturale, accompagnata da robusto pane di montagna e insaccati tipici tra i quali spicca il Ciauscolo, oppure può essere utilizzata per mantecare i risotti e per realizzare salse e fondute. Quando è più matura si presta molto bene alla farcitura di pasta fresca.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con Trevalli Cooperlat (vai al sito cliccando QUI), con sede a Jesi (AN), che aderisce al progetto QUI DA NOI (vai al sito cliccando QUI).

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Lo insegnano il miele, la frutta fresca, le marmellate, le confetture e le composte: molti formaggi hanno un lato dolce. Non parlo solo delle note zuccherine che possono caratterizzare il loro sapore, ma dell'accostamento con elementi dolci che esaltano le caratteristiche che rendono unico un prodotto caseario.

Ho pensato di utilizzare la Casciotta di Urbino per realizzare un dolce semplice ma particolare che testimonia di come questo formaggio abbia davvero molte carte da giocare in cucina, dall'antipasto al dessert.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
Per la pasta:
  • 150 grammi di farina 00 + un po' per la spianatoia
  • 15 grammi di olio extravergine di oliva
  • Acqua q.b.
Per la farcitura:
  • 150 grammi di Casciotta di Urbino
  • 125 grammi di marmellata di agrumi misti (limone, bergamotto, mandarino)
  • Cannella in polvere q.b.
Per la salsa di fragole:
  • 160 grammi di fragole fresche
  • 1,5 cucchiai di zucchero di canna
  • Acqua q.b.
Per rifinire:
  • Zucchero a velo q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Riscaldo il forno a 220°C in modalità ventilata.

Setaccio la farina e la sistemo sulla spianatoia creando la classica fontana con il cratere al centro. All'interno di questo verso l'olio e poca acqua (la quantità di liquido varia in funzione del grado di assorbimento della farina; nel mio caso è stato necessario 1/2 bicchiere scarso). Impasto velocemente il tutto fino ad ottenere una massa piuttosto soda e asciutta che non deve attaccarsi alle dita. Il processo può anche essere effettuato in planetaria o nell'impastatrice.

Insalata di patate e cipolle grigliate con condimento all'Arneis Roero DOCG - INSALUTE!


Insalata di patate e cipolle grigliate con condimento all'Arneis Roero DOCG - INSALUTE!

CATEGORIA: antipasto o contorno.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Insalata di patate ed è subito domeniche in campagna e, più precisamente, quella campagna in cui sorge la casa appartenuta alla mia famiglia, dove la mia zia tedesca preparava un'insalata di patate di ineguagliata bontà.

Ciò che più mi ingolosiva dell'insalata della zia era la spiccata nota acida che, ad ogni boccone, rallegrava il mio palato bilanciando deliziosamente la dolcezza e la piacevole pastosità delle patate lesse.

Questo per quanto riguarda il passato, ma il presente? Nel mio presente l'insalata di patate, variata di volta in volta, è un piatto "assolutamente-da-fare-perché-agli-amici-piace-tanto" che non manca mai sulla tavola delle occasioni speciali, ovvero le serate trascorse con persone care, quando il barbecue lavora a pieno regime e nell'aria si sentono parole, risate e leggerezza.

Ho realizzato questa ricetta in collaborazione con QUI DA NOI - Cooperative Agricole (vai al sito cliccando QUI), una rete nazionale di negozi cooperativi che vendono prodotti agroalimentari, tra i quali vini.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Proprio al vino è dedicata questa insalata di patate semplice e gustosa nella quale, in omaggio al piatto che preparava la mia teutonica zia, la nota acida è portata dall'Arneis Roero DOCG, il vino bianco, delicato e fresco tipico del Piemonte.

Le cipolle grigliate, con il loro sapore vagamente affumicato e la menta fresca, balsamica e profumata, completano questa insalata che può essere servita come antipasto o come contorno.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

  • 600 grammi di patate a pasta gialla
  • 100 ml circa di Arneis Roero DOCG
  • 1 cipolla rossa media
  • 8 foglie di menta piuttosto grandi + alcune per decorare
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Spazzolo le patate sotto acqua corrente fredda per eliminare ogni residuo di terra e le sistemo in una capace pentola. Copro con abbondate acqua fredda, aggiungo un po' di sale grosso, porto a bollore e cuocio sino a quando i tuberi sono teneri ma non sfaldati (circa 20 minuti per patate di medie dimensioni).

Crema salata alla camomilla con Parmigiano Reggiano e mandorle caramellate - DAL PRATO AL PIATTO


CATEGORIA: antipasto.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Nel loro ambiente naturale, i fiori di camomilla sembrano piccole stelle in un cielo verde. Sono tranquillizzanti non solo per le proprietà che li contraddistinguono, ma nel loro aspetto delicato e romantico che parla di semplicità rurale, di quella pace gioiosa che si prova nell'osservarli.


I fiori di camomilla essiccati, capaci di conservare il loro caratteristico profumo e un sapore molto particolare che termina in una nota piacevolmente amarognola, possono essere usati in cucina in piatti raffinati che sanno stupire, anche in semplicità.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Penso che nel creare un piatto, specie se si utilizza un ingrediente non "quotidiano", sia estremamente piacevole e stimolante lasciarsi trasportare dalle sensazioni innescate dai profumi, ma anche dai pensieri che nascono e si moltiplicano spontaneamente per associazione.

Così, annusando i miei fiori di camomilla essiccati, ho pensato a un prato, a una mucca che pascola beata, al suo latte, a un formaggio capace di conferire rotondità, acidità e gusto, al bianco, alla setosità delle mandorle e all'abbraccio del caramello attraversato da un nervo di sale.

Ed ecco una crema morbida di latte e panna aromatizzata alla camomilla, arricchita dal Parmigiano Reggiano e completata con mandorle tostate rivestire da un sottile strato di caramello leggermente salato. Un gioco di sapori delicato per un antipasto diverso.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 560 grammi di latte intero fresco
  • 240 grammi di panna fresca
  • 50 grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento + un po'
  • 28 mandorle private di guscio e pellicina 
  • 30 grammi di fiori di camomilla essiccati
  • 4 cucchiai di zucchero semolato
  • 4 cucchiaini rasi di amido di mais
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
In un pentolino riunisco il latte e la panna che riscaldo sino al limite del bollore. Spengo il fuoco, aggiungo i fiori di camomilla essiccati, copro e lascio in infusione sino a completo raffreddamento.



lunedì 26 giugno 2017

VITELLO TONNATO, RICICLO SAPORITO - La mia docenza presso Accademia Gustoqui

Lo scorso 15 giugno ho tenuto una docenza presso Accademia Gustoqui di COOP a Rivalta Scrivia (AL), sita nella sede Coop Nord Ovest, uno spazio destinato alla produzione, ma anche alla formazione a doppio senso poiché, all'insegna del cibo, chi sta da una parte della "cattedra" (una cucina nel mio caso), non deve mai dimenticare che dall'altra ci sono persone vere che hanno storie ed esperienze personali, persone con le quali comunicare per trasmettere, sì, ma anche per apprendere.

Scrivo questo perché, tra una ricetta e l'altra -ne ho presentate due-, mentre sgomberavo e allestivo nuovamente il piano di lavoro, sentivo i commenti del pubblico, i soci Nova COOP che, a caldo, si scambiavano opinioni, piccole perle di tradizione famigliare legata all'economia in cucina, oppure mi si avvicinavano, chiedevano consigli, innervando di autenticità un momento dedicato al cibo e alle buone pratiche di recupero e riciclo.

Al centro, a destra, con Maria Antonietta Grassi, food blogger fondatrice del blog Il Pomodoro Rosso di Mantgra. in basso i soci Nova Coop, Alessandra Guarda e Luca Ghidotti prima della visita allo stabilimento
Torniamo all'inizio. La giornata è stata dedicata alle politiche anti spreco e alla responsabilità che riguarda tutte le parti coinvolte nella catena alimentare umana, con particolare attenzione al consumatore.

mercoledì 21 giugno 2017

Robiola d'Alba sottolio con foglie di limone della riviera ligure e peperoncino - ROBIORO


CATEGORIA: conserva

Diciamolo, la produzione casearia italiana ci offre una varietà capace di fare invidia al mondo intero.

Dai latticini freschissimi, quelli che si possono addirittura gustare ancora caldi di preparazione come alcune mozzarelle, ai grandi anziani, i formaggi stagionati che dialogano con il tempo in luoghi bui e silenziosi, assumendo caratteristiche uniche, come un'anima umana che abbia vissuto e consapevolizzato una vita intera.

Il Piemonte, in questo senso, è un imprescindibile punto di riferimento. Le eccellenze in fatto di formaggi quasi non si contano.

Oggi vi parlerò della Robiola d'Alba, esponente di una tipologia di formaggi la cui produzione, nella regione, riguarda la gran parte dei territori collinari e affonda le proprie radici nei secoli passati come testimoniano le numerose tracce documentali. Tra queste è possibile reperire un passo de Relazione dello stato presente del Piemonte (1635) di Monsignor Della Chiesa che recita: "[...] che noi rubiole diciamo, i quali fra i migliori d'Italia furono da Plinio annoverati."

La Robiola d'Alba, formaggio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) è prodotta in diversi territori delle province di Asti, Cuneo, Alessandria, fino a Savona, ma è il centro langarolo che gli ha dato il nome a spiccare in tal senso.

mercoledì 14 giugno 2017

FREISA E MARTINI: UN MATRIMONIO ALL'INSEGNA DEL MITO



Lasciatemelo dire: quando si inizia la settimana come ho fatto io, si può solo essere felici.
Leitmotiv: MITI PIEMONTESI.

Il mito del Freisa (o della Freisa...lasciamo ad ognuno la libertà di definire questo vino come tradizione famigliare vuole), la cui denominazione compie quest'anno 500 anni, e il mito del marchio Martini, che non ha bisogno di presentazioni.

Lunedì scorso sono stata invitata a Casa Martini (Pessione - TO), in occasione di un Evento OFF di introduzione a DI FREISA IN FREISA, la manifestazione che si terrà a Chieri il 17 e 18 giugno.



giovedì 8 giugno 2017

I BUFFET DELL'ESTATE - Nuovo E-book gratuito

I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa


“Where’s the Party” cantava Madonna nel 1986.
La risposta ve la diamo noi di LIBRICETTE.eu oggi: il party è qui!
Qui in questo e-book di ricette e approfondimenti dedicato ai buffet, ideato da Silvia De Lucas, che vi regaliamo alle porte dell’estate, di quella stagione, cioè, che ci rende spontaneamente più sociali, aggreganti, conviviali, anche attraverso il cibo.

La nostra regola? NIENTE STRESS E TUTTI IN CUCINA.
Finger food, stuzzichini, piccoli piatti irresistibili, dal salato al dolce: un'opera completa da non perdere se anche voi siete amanti dei buffet ben riusciti.

L'e-book I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa
è stato realizzato con la collaborazione di:

- Il media partner ideegreen.it (vai al sito)



Ecobioshopping - Le stoviglie monouso che rispettano la natura (vai al sito)


VOV102 - Nutrire le Comunità (vai al sito)


Oltre a me, hanno partecipato alla stesura dell’e-book I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa gli autori di LIBRICETTE.eu Monica Benedetto e Nicolò del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Anna Giudice e Giovanna Lombardi del blog CUOCHE CLANDESTINE, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI che ha lanciato l'idea, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Per scaricare gratuitamente l’opera: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html 


A presto con le novità di LIBRICETTE.eu!