mercoledì 21 giugno 2017

Robiola d'Alba sottolio con foglie di limone della riviera ligure e peperoncino - ROBIORO


CATEGORIA: conserva

Diciamolo, la produzione casearia italiana ci offre una varietà capace di fare invidia al mondo intero.

Dai latticini freschissimi, quelli che si possono addirittura gustare ancora caldi di preparazione come alcune mozzarelle, ai grandi anziani, i formaggi stagionati che dialogano con il tempo in luoghi bui e silenziosi, assumendo caratteristiche uniche, come un'anima umana che abbia vissuto e consapevolizzato una vita intera.

Il Piemonte, in questo senso, è un imprescindibile punto di riferimento. Le eccellenze in fatto di formaggi quasi non si contano.

Oggi vi parlerò della Robiola d'Alba, esponente di una tipologia di formaggi la cui produzione, nella regione, riguarda la gran parte dei territori collinari e affonda le proprie radici nei secoli passati come testimoniano le numerose tracce documentali. Tra queste è possibile reperire un passo de Relazione dello stato presente del Piemonte (1635) di Monsignor Della Chiesa che recita: "[...] che noi rubiole diciamo, i quali fra i migliori d'Italia furono da Plinio annoverati."

La Robiola d'Alba, formaggio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) è prodotta in diversi territori delle province di Asti, Cuneo, Alessandria, fino a Savona, ma è il centro langarolo che gli ha dato il nome a spiccare in tal senso.

mercoledì 14 giugno 2017

FREISA E MARTINI: UN MATRIMONIO ALL'INSEGNA DEL MITO



Lasciatemelo dire: quando si inizia la settimana come ho fatto io, si può solo essere felici.
Leitmotiv: MITI PIEMONTESI.

Il mito del Freisa (o della Freisa...lasciamo ad ognuno la libertà di definire questo vino come tradizione famigliare vuole), la cui denominazione compie quest'anno 500 anni, e il mito del marchio Martini, che non ha bisogno di presentazioni.

Lunedì scorso sono stata invitata a Casa Martini (Pessione - TO), in occasione di un Evento OFF di introduzione a DI FREISA IN FREISA, la manifestazione che si terrà a Chieri il 17 e 18 giugno.



giovedì 8 giugno 2017

I BUFFET DELL'ESTATE - Nuovo E-book gratuito

I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa


“Where’s the Party” cantava Madonna nel 1986.
La risposta ve la diamo noi di LIBRICETTE.eu oggi: il party è qui!
Qui in questo e-book di ricette e approfondimenti dedicato ai buffet, ideato da Silvia De Lucas, che vi regaliamo alle porte dell’estate, di quella stagione, cioè, che ci rende spontaneamente più sociali, aggreganti, conviviali, anche attraverso il cibo.

La nostra regola? NIENTE STRESS E TUTTI IN CUCINA.
Finger food, stuzzichini, piccoli piatti irresistibili, dal salato al dolce: un'opera completa da non perdere se anche voi siete amanti dei buffet ben riusciti.

L'e-book I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa
è stato realizzato con la collaborazione di:

- Il media partner ideegreen.it (vai al sito)



Ecobioshopping - Le stoviglie monouso che rispettano la natura (vai al sito)


VOV102 - Nutrire le Comunità (vai al sito)


Oltre a me, hanno partecipato alla stesura dell’e-book I BUFFET DELL'ESTATE - Ricette per Far Festa gli autori di LIBRICETTE.eu Monica Benedetto e Nicolò del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Anna Giudice e Giovanna Lombardi del blog CUOCHE CLANDESTINE, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI che ha lanciato l'idea, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Per scaricare gratuitamente l’opera: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html 


A presto con le novità di LIBRICETTE.eu!




mercoledì 7 giugno 2017

Tomini al verde - PERCHÈ IL PIEMONTE È GREEN


Tomini al verde - PERCHÈ IL PIEMONTE È GREEN

CATEGORIA: antipasto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
I pasti tradizionali piemontesi non sono un semplice susseguirsi di portate. Sono un rituale nel quale un "orecchio interiore" attento, può cogliere l'eco di migliaia di storie di famiglia.

Che sia autunno, il nostro autunno velato dalle nebbie che paiono essere state create per il gusto di nascondere poi svelare, che sia estate, la nostra estate fatta di abbacinanti luci bianche che hanno bisogno del loro contraltare, scure e profonde ombre nere, quando il sole è perpendicolare alla terra, i pranzi e le cene dei momenti di festa sono caratterizzati da un ritmo crescente che inizia con una lunga serie di antipasti.

Antipasti celebri, irrinunciabili, che rivelano ricchezze del territorio. Non abbiate fretta. Sedetevi, osservate, annusate, gustate, lasciatevi guidare dal cibo e dal suo linguaggio in un viaggio che fa del sapore, spesso intenso e piacevolmente "segnante", la propria ragione di essere.

Credetemi, dietro alle nebbie o in quella luminosità solare accecante, battono cuori appassionati che trovano nella cucina tradizionale un modo di comunicare se stessi che, per chi non conosce la cucina piemontese, si rivela una piacevole sorpresa.

Tra i tanti antipasti piemontesi, i tomini al verde sono un piatto imprescindibile.

Il tomino piemontese è un formaggio grasso o semi grasso, a pasta molle, realizzato a partire da latte di vacca o latte misto, ottenuto unendo le due mungiture della giornata. È reperibile fresco, asciutto o stagionato. Il tomino stagionato lo si può anche trovare conservato sottolio.

Nella versione fresca (2 - 3 giorni di maturazione) il tomino piemontese è privo di crosta, la pasta è bianca, umida e friabile. Il sapore è spiccatamente latteo e piacevolmente acidulo.
La stagionatura, che può prolungarsi per circa un mese, implica lo sviluppo di una crosta morbida e chiara e di una pasta fondente giallo paglierino il cui sapore di latte (più dolce e meno acido rispetto al tomino fresco), può virare verso note di fungo.

Il tomino, fresco o stagionato, può essere utilizzato come formaggio da tavola o impiegato in cucina. Nella versione fresca è protagonista di piatti celeberrimi: i tomini al verde con il Bagnet Vert (bagnetto verde), i tomini con il bagnetto rosso a base di pomodoro o i tomini elettrici caratterizzati da un condimento piccante di olio e peperoncino (spagnolin in dialetto).

In origine il tomino piemontese era preparato dalle massaie con una metodologia molto semplice. Il processo di produzione è rimasto poco complesso, ma può variare in base alla zona di origine. In linea generale si riscalda il latte crudo tra i 35°C e i 40°C e si aggiunge il caglio. Successivamente la cagliata è rotta in due tempi, coagulata, poi tagliata. Dopo la scolatura, che avviene in apposite forme, il tomino piemontese è prima salato "in pasta" poi "a secco".

La produzione di questa eccellenza per troppo tempo sottovalutata, si concentra in particolare nelle province di Torino e Cuneo: alcune varietà sono distintive di paesi o aree ben precise.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 - 6 PERSONE
  • 1 rotolo di tomini freschi
  • 100 grammi tra foglie e gambi teneri di prezzemolo
  • 150 ml di olio extravergine di oliva dal sapore delicato
  • 15 grammi circa di mollica di pane bianco (per una ricetta adatta agli intolleranti sostituire il pane tradizionale con un prodotto equivalente privo di glutine)
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso
  • 1 cucchiaino di capperi dissalati
  • 1 acciuga sotto sale
  • 1 tuorlo d'uovo sodo
  • Aglio fresco q.b.
  • Peperoncino fresco o secco q.b.
  • Sale q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Taglio i rotolo di tomino a fette piuttosto spesse che dispongo in un piatto da portata.

Per preparare il bagnetto verde posso seguire due strade: una è "storica-manuale", l'altra è "moderna-meccanizzata"...ovvero posso usare le mani o il frullatore.

mercoledì 31 maggio 2017

Calamaro, gamberone e capasanta su infusione aromatica di zafferano con pane arrostito e zucchine marinate - MAR GIALLO


Con questa ricetta partecipo al contest #CucinaconZaffy indetto da Zaffy Zafferano (www.zaffy.it) in collaborazione con Fuudly (http://www.fuudly.com/magazine/contest-cucinaconzaffy-2)

CATEGORIA: piatto unico

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
L'incontro tra terra e mare, avvenga esso lungo una costa rocciosa che, furiosa e verticale, si getta nell'acqua, su una spiaggia languida nel suo candore distensivo, o in un piatto, è sempre un momento emozionante.

Apparenti opposti che si compenetrano, giustappongono, completano. Si conoscono, dialogano, ispirano reciprocamente.

Così, lo zafferano che nasce da magnifici fiori viola, un colore a me caro nel quale vedo mentalità e spiritualità, nutriti dalla terra, in questo piatto incontra alcune delle risorse che il mare mette a nostra disposizione e che si distinguono per le loro forme che sembrano nate dalla potenza di una visione artistica.

Ho pensato a un modo di esaltare lo zafferano nella sua difficilmente descrivibile magnificenza.
Zafferano non è solo preziosità, non è solo colore, ma è attraente profumo ed elegante sapore che avevo voglia di sentire, fino in fondo.

Così ho scelto di far ruotare il piatto attorno a una base che è un po' brodo, un po' infusione aromatica che, con il suo liquido espandersi e abbracciare gli altri elementi, permette di sentire lo zafferano ad ogni boccone, associato a sapori differenti, tutto ciò all'insegna della semplicità.

Per realizzare il piatto ho utilizzato lo zafferano in pistilli.



COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per il brodo - infusione allo zafferano
  • 800 ml di acqua minerale naturale
  • 10 grani di pepe nero
  • 8 steli di erba cipollina fresca
  • 4 baccelli di cardamomo
  • 1 grosso spicchio d'aglio
  • 1,1 grammi si pistilli di zafferano Zaffy
  • Sale q.b.
Inoltre:
  • 4 cubi di pane integrale di circa 4 cm di lato
  • 4 calamari freschi di circa 120 grammi ciascuno
  • 4 gamberoni freschi
  • 4 capesante medie fresche
  • 3 zucchine di circa 160 grammi ciascuna
  • 3 grosse foglie di menta fresca
  • Succo di limone q.b.
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Scaldo poco olio in una padella antiaderente senza farlo fumare e vi abbrustolisco i cubi di pane su tutti i lati a fiamma medio - bassa, fino a quando sono croccanti. Asciugo su carta assorbente e tengo da parte.

martedì 30 maggio 2017

Tiramisù con Nocciola Piemonte e Seirass - TIRAMISEIRASS


Tiramisù con Nocciola Piemonte e Seirass - TIRAMISEIRASS

CATEGORIA: dessert

Il Seirass è spesso considerato la ricotta piemontese, anche se la tecnica produttiva lo avvicina ai formaggi poiché al siero si aggiungono latte e caglio.

Il Seirass è a base di latte di pecora e vaccino. Ha una consistenza morbida e cremosa e una pasta molto fine e meno granulosa della ricotta "normale". In bocca il seirass si rivela morbidissimo e vellutato.

Il Seirass tradizionalmente è confezionato in coni di lino. L'originale pezzatura oscilla tra 1 e 1,5 kg, ma oggi è reperibile in pezzature più piccole che meglio si adattano alle esigenze dei consumatori.

Prodotto in molte zone del Piemonte, in particolare nelle Valli Germanasca, Pellice e Chisone, secondo alcune fonti, il Seirass ha avuto origine presso le comunità valdesi della zona di Pinerolo.

Prima del dopoguerra e del miglioramento delle condizioni economiche di molte famiglie, la produzione di Seirass era ridotta rispetto ad oggi e spesso era realizzato con il solo siero ricavato dai processi produttivi di altri formaggi.

Il Seirass, che è un prodotto P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), ha un sapore delicato ed elegante e si presta a moltissimi utilizzi, sia in piatti salati (ad esempio come base per il ripieno di paste fresche), sia in preparazioni dolci alle quali dona una morbida carezza di latte.

Infine, per capire meglio cosa sia il Seirass, affidiamoci a Gipo Farassino che nella canzone 'L Tolè 'D Civass (letteralmente Il Lattoniere di Chivasso), raccontava:

mercoledì 24 maggio 2017

Biova con salsa verde, peperoni di Carmagnola e acciughe - IL PIEMONTESINO


CATEGORIA: piatto unico

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
La biova è un pane tipicamente piemontese inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.). Ha forma panciuta, leggermente allungata. È caratterizzata da una struttura molto leggera, da una crosta sottile e croccante color nocciola e da una mollica bianchissima poco densa.

Secondo fonti accreditate, la biova ha origini antiche, ma, per come è oggi, sarebbe nata a Torino a cavallo tra il XIX e il XX secolo per poi diffondersi in tutta la regione. In origine la sua pezzatura si attestava sui 500 grammi (era definita “miccone”), ma presso le classi più abbienti si diffuse in pezzature più piccole. Oggi si trova in tutto il Piemonte nella sua versione “ridotta” (biova o biovetta) da circa 100 grammi, ma è possibile reperirla anche in pagnotte da 50 grammi.

Per i piemontesi la biova è un ideale pane “da panino”. È realizzata con farina di grano tenero, acqua, lievito e sale. Alcuni panificatori aggiungono strutto.

I miei ricordi di bambina, in fatto di cibo, sono tanti e a molti di essi associo una gioia ancora oggi immutata. La biova in versione miccone è protagonista di uno di essi. Ho chiara in mente la condivisione di una pagnottona farcita con salame che, in un giorno che si perde nel passato, ho condiviso con mio fratello all’ora di merenda. Il mio fratellone di 12 anni più grande, che mi ha fatto da baby sitter, mentore ed educatore e che mi preparava il frullato di frutta (avete ragione, il frullato con questo post c’entra ben poco, ma concedetemi un attimo di sconfinata tenerezza provocato da ricordi che custodisco nel cuore e che mi accompagneranno per sempre…).

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Questo panino fa parte dell'e-book gratuito PANINI GOURMET che ho realizzato assieme agli altri autori di LIBRICETTE.eu (per scaricare gratuitamente l'e-book cliccate QUI).

Il Piemontesino è un'esplosione di gusti che vi delizierà, ne sono certa: la biova croccante, il sapore affumicato del peperone arrostito, la ricca freschezza della salsa verde e la sapidità delle acciughe, tanto care ai piemontesi...un panino gustosissimo diverso dal solito che in versione mignon è perfetto per un aperitivo o per un buffet estivo.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PANINI

  • 4 biove di circa 100 gr ciascuna
  • 1 peperone rosso di Carmagnola di circa 300 grammi
  • 80 grammi tra foglie e gambi teneri di prezzemolo
  • 14 filetti di acciuga sott’olio
  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiaini di capperi dissalati
  • 2 cucchiaini di salsa rubra
  • 1 cucchiaino di senape dolce in salsa
  • La mollica di un piccolo panino
  • Un piccolo cuore di lattuga freschissima
  • ½ spicchio d’aglio
  • Aceto di vino rosso q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
  • Peperoncino fresco a piacere
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Lavo e asciugo il peperone e lo metto sotto al grill del forno a 200°C fino a quando la pelle è ben abbrustolita, girando l’ortaggio di tanto in tanto. Quando è pronto lo avvolgo in un foglio di alluminio da cucina e lo lascio raffreddare completamente.

Nel frattempo, bagno la mollica del panino con un po’ di aceto e la lascio riposare per alcuni minuti.

Nel bicchiere del frullatore riunisco il prezzemolo ben lavato e asciugato, 2 filetti di acciuga sgocciolati e tamponati con carta da cucina, l’olio, i capperi, la salsa rubra, la senape, la mollica del panino scolata dall’aceto e ben strizzata e l’aglio sbucciato, privato del germe interno e tagliato a fette sottili e il peperoncino fresco privato dei semi, in quantità a piacere. Aggiungo un paio di cubetti di ghiaccio (preserveranno il colore della salsa) e frullo fino a ottenere un composto morbido e cremoso (se necessario aggiungo altro olio, ma senza rendere la salsa troppo unta). Assaggio e regolo di sale solo se necessario (acciughe e capperi danno già sapidità alla salsa).

Una volta freddo, spello il peperone ed elimino picciolo, semi e coste bianche interne. Taglio l’ortaggio in 12 parti.

Per assemblare i panini taglio le biove a metà e spalmo un po’ di salsa verde all’interno di una di esse. Continuo con i restanti filetti di acciuga sgocciolati e tamponati, i peperoni e la lattuga. Chiudo con la seconda metà delle biove e servo.

I PRESENTI E GLI ASSENTI: principali allergie e intolleranze alimentari
Crostacei e prodotti a base di crostacei: NO
Uova e prodotti a base di uova: NO
Pesce e prodotti a base di pesce: SI
Arachidi e prodotti a base di arachidi: NO
Cereali contenenti glutine e prodotti derivati: SI
Soia e prodotti a base di soia: NO
Latte e prodotti a base di latte (compreso il lattosio): NO
Frutta con guscio e prodotti derivati: NO
Sedano e prodotti a base di sedano: NO
Senape e prodotti a base di senape: SI
Semi di sesamo e derivati: NO
Lupino e prodotti derivati: NO
Molluschi e prodotti derivati: NO
Patate e prodotti derivati: NO




lunedì 22 maggio 2017

IL MIELE IN CUCINA - Il nuovo e-book di LIBRICETTE.eu


IL MIELE IN CUCINA - Dal risveglio alla buonanotte

È online il nuovo e-book gratuito realizzato da LIBRICETTE.eu per APICOLTURA LA MARGHERITA di Margherita Fogliati, un produttore di mieli d’eccellenza con sede a Rivoli (TO).

Il miele è un alimento straordinario che si presta a innumerevoli utilizzi in cucina. Ci accompagna dalla colazione sino alla coccola della sera, quella alla quale non sappiamo resistere prima di abbandonarci al sonno e ai sogni…

Il miele non è solo un sano e nutriente dolcificante di bevande, ma si rivela un ingrediente fondamentale che caratterizza in modo unico preparazioni e piatti, dai più semplici ai più elaborati.

Nell’e-book gratuito troverete articoli di approfondimento culturale e le ricette pensate dagli autori di LIBRICETTE.eu, preparate rigorosamente utilizzando i mieli prodotti da APICOLTURA LA MARGHERITA di Margherita Fogliati, azienda premiata con il titolo di Maestro del Gusto di Torino e Provincia, fautrice della nascita dell’Associazione Mieli delle Vallate Alpine della Provincia di Torino facenti parte del Paniere dei Prodotti Tipici e produttrice di mieli tutelati dal marchio Slow Food.

Ciascuno con le sue caratteristiche inconfondibili, ogni miele ha sposato gli ingredienti più disparati: verdure, frutti, carne, pesce: non ci sono limiti alle possibilità di utilizzare questa preziosa risorsa che la natura e il lavoro dell’uomo mettono a nostra disposizione.

Miele di acacia, di tarassaco, di melata, di castagno, di tiglio…solo il meglio per i lettori di LIBRICETTE.eu e per i Clienti di APICOLTURA LA MARGHERITA.

Perdetevi in una dimensione fatata che riunisce principi nutritivi, creatività, gusto e poesia.

Oltre a Paola Uberti, fondatrice di LIBRICETTE.eu e del blog di cucina SLELLY, hanno partecipato alla stesura dell’opera gli autori Monica Benedetto del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLE, Maria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Dalla colazione alla buonanotte, passando per aperitivo, spuntini, pranzo e cena, gli autori propongono ai lettori moltissime ricette inedite, adatte a tutti.


L’e-book IL MIELE IN CUCINA realizzato da LIBRICETTE.eu per APICOLTURA LA MARGHERITA può essere scaricato gratuitamente cliccando su questo link: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html

Al prossimo e-book!

APICOLTURA LA MARGHERITA
di Margherita Fogliati
Via Brofferio, 18 - 10072 Caselle T.se (TO)
Laboratorio e negozio:
Corso Francia,152 - 10098 Rivoli (TO)
P.IVA 08964140019
Telefono: +39 3384971274; 3388094502
e-mail: info@apicolturalamargherita.it  
web: www.apicolturalamargherita.it 




giovedì 18 maggio 2017

Nocciolini di Chivasso, ganache al cioccolato e panna - DOLCEZZA IN ROSA


Nocciolini di Chivasso, ganache al cioccolato e panna - DOLCEZZA IN ROSA

Il nome di queste straordinarie, lillipuziane delizie, delicato e adorabilmente civettuolo, in origine era Noisettes (nocciole), a ribadire il legame culinario tra Francia e Piemonte o, in piemontese, Noasèt. In epoca fascista, messi al bando i nomi stranieri di cose e persone, fu italianizzato nella forma odierna, Nocciolini.

Piccoli, profumati, dolci, pervasi dal sapore straordinario della Nocciola Piemonte, i Nocciolini di Chivasso sono una specialità unica.

Nati attorno al 1850 ad opera del pasticciere Giovanni Podio, furono portati dal genero di questi, Ernesto Nazzaro, all'esposizione universale di Parigi del 1900. Fu un successo straordinario. Nel 1904 i Nocciolini di Chivasso ottennero marchio di fabbrica e brevetto dal Ministero del Commercio del Regno d'Italia. Nel 1911 arrivarono all'expo universale di Torino.

I Nocciolini di Chivasso permisero al suo produttore di diventare fornitore ufficiale della Real Casa grazie alla concessione di Vittorio Emanuele III e dei Duchi di Genova, fatto che fece aumentare la fama e l'apprezzamento del pubblico verso queste piccole perle di bontà.


Oltre al sapore e alla croccantezza irresistibili, sono le dimensioni a rendere i Nocciolini di Chivasso qualcosa di incredibilmente attraente. Realizzati con nocciole della varietà Tonda Gentile delle Langhe, zucchero e albume d'uovo, per la consistenza e l'aspetto ricordano amaretti secchi in miniatura.

La produzione dei Nocciolini di Chivasso, che avviene ancora a livello artigianale, consiste nell'impastare le nocciole sgusciate e tostate con gli altri due ingredienti mediante speciali attrezzature. La massa è poi portata a una densità che permette di colarla, grazie una macchina apposita, in tante "goccioline" che sono poi lasciate asciugare e cotte in forno. La consistenza del prodotto lo rende sensibile all'umidità e impone che sia conservato nel suo involucro ben chiuso in ambienti asciutti e freschi.

In origine i Nocciolini di Chivasso erano commercializzati in scatole di latta. Il primo a utilizzare quella che oggi è la confezione più diffusa, un pacchetto di carta rosa, alto e stretto, fu il pasticciere Luigi Bonfante che, circa vent'anni or sono, iniziò a vendere il prodotto a livello nazionale.

Oggi i Nocciolini di Chivasso sono emblema gastronomico della città: ad essi è dedicata una festa che si svolge per le vie, giunta nel 2016 alla XIX edizione.

I modi più diffusi di consumare i Nocciolini di Chivasso sono in accompagnamento allo zabaione oppure immergendoli nel vino Moscato. A proposito del primo abbinamento, nel 1982 è nata la Confratèrnita dël Sambajon e djj Nocciolini che ha il compito di conservare, promuovere e valorizzare una specialità tanto preziosa. Grazie alla Confraternita, dal 2013 il muretto di Alassio ospita una mattonella dedicata ai piccoli dolci.

Zabaione e moscato sì...ma, mi rivolgo a quanti ancora non conoscono i Nocciolini di Chivasso, esiste un altro abbinamento al quale è impossibile dire no. Quello con il desiderio di mangiarne ancora e ancora. Perché accogliere nel palmo della mano una manciata di Nocciolini di Chivasso, pizzicarli uno a uno tra il pollice e l'indice, portarli alla bocca, lasciare che cedano sotto ai denti e sentire il loro sapore dolce e le note caramellate e tostate accarezzare il palato è un'esperienza quasi ipnotica...

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Cosa possono donare i Nocciolini di Chivasso a un dolce nel quale entrano come protagonisti? Tanto, davvero tanto.

Come spesso accade quando si ha a disposizione una materia prima eccellente, serve poco altro per creare un piatto, un dessert in questo caso, che funzioni come un piacevole e benevolo terremoto emotivo.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 200 grammi di cioccolato fondente al 70% 
  • 280 grammi di panna fresca
  • 40 grammi di Nocciolini di Chivasso + un po'
  • 1 grossa noce di burro

martedì 16 maggio 2017

IL MISTERO DEL GRANDALBERO e RICETTE FAVOLATE DI FATA ZUCCHINA - Un'iniziativa benefica in ogni senso


Soffermarsi sulle parole, sentirle, nel vero senso, cercare di coglierne il significato trasmesso da chi le pronuncia o scrive e farle nostre, incastonando in esse le emozioni e i pensieri cui danno vita dentro di noi. Questa è comunicazione, condivisione, esperienza.

Martedì scorso sono stata alla presentazione del bi-libro di Renata Cantamessa, "Il Mistero del Grandalbero" e "Ricette favolate di Fata Zucchina", un'iniziativa editoriale benefica che fa parte della collana "Favole Agricole di Fata Zucchina", edita da Araba Fenice, realizzata con il sostegno di COOP e in collaborazione con la Struttura Complessa di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e l'Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte.

Partiamo dall'inizio di questa esperienza: le parole, appunto, e dalla definizione bi-libro. "Bi" come due, "Bi" come tu ed io, quindi noi. Perché dove c'è noi, ci sono scambio, dono, correlazione, empatia, solidarietà, contatto. Il bi-libro di Renata Cantamessa è tutto questo.

Quest'opera è uno scrigno dotato di due serrature attraverso le quali sbirciare per cogliere un contenuto che, magicamente (è proprio il caso di dirlo visto che è la magia il fil rouge del bi-libro), si svela nello stesso momento in cui noi apriamo il nostro cuore e la nostra mente ai suoi contenuti.